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BETA 2399.6 - Appunti - Le miss e le regole

Le miss e le regole

Maurizio Codogno
Posta di Redazione

Ho appena letto su Punto Informatico di uno dei tanti problemi di questi mesi con i nomi a dominio. In questo caso si tratta di missitalia.it, che è stato registrato da un'azienda di Modena che non ha nulla a che fare con l'organizzazione di Miss Italia. Nulla di strano: ci sarebbe anzi da stupirsi se l'Italia fosse l'unica isola felice dove queste cose non accadono.

Inutile dire che non mi sono stupito nemmeno del commento di Punto Informatico, che continua coerentemente nella sua linea editoriale. In questo caso, però, confesso di non avere capito se hanno valutato esattamente dove vogliano arrivare...

Leggo infatti che ci sarebbe un "buco normativo" (le virgolette non sono mie) sempre più largo. Eppure le norme sono semplici: un dominio sotto .it è assegnato alla prima persona che lo richiede, ammesso che essa ne abbia il diritto. E come si fa a vedere se il diritto c'è oppure no? Esiste la legge italiana, come del resto viene implicato nell'articolo stesso due righe sopra. Quindi non c'è alcun buco. Poi sappiamo tutti che i tempi legali per ottenere un giudizio legale sono lunghi: forse è quello che viene implicato nel testo. E quale sarebbe la soluzione, allora? Quella proposta dal Comitato Esecutivo della Naming Authority, vale a dire un arbitrato obbligatorio che serviva proprio a dirimere in fretta la questione, è stata bocciata proprio dai maintainer. L'alternativa è che la RA (o un'altra società? che magari sta già scaldando i muscoli in attesa che il governo le dia l'incarico di registrar?) decida univocamente se Mario Rossi ha il diritto al dominio acme.it: il tutto senza nessun contraddittorio. Scusate, ma questa cosa mi fa rabbrividire per principio, per quanto io mi possa fidare della RA o di chiunque altro.

Ma magari "l'infrastruttura tecnica per effettuare le registrazioni" (questa volta le virgolette sono mie) è la creazione di un ufficio interno alla RA che faccia la ricerca su marchi, brevetti, nomi propri al posto del proponente, il tutto per le solite trentaseimila lire IVA compresa richieste. Mah. Anche tralasciando i principi di cui sopra, mi pare che si pecchi di ottimismo. Ripeto: nella maggior parte dei casi è chiaro che certi nomi sono chiesti per accaparramento. Ma siamo in uno Stato di diritto: non posso arrogarmi il diritto di sanzionare da solo questa cosa.

Resto infine dubbioso sulla possibilità di inventare una serie di regole automatiche (sono forse quelle definite come "istituzionali"?) di gestione di questi casi: magari funzionano bene nel 95% dei casi, ma nell'altro 5% potremmo ottenere il risultato opposto a quello che sembrerebbe naturale agli "onesti". Ma non è detto che qualcuno più intelligente di me non sia in grado di trovare almeno alcune di queste regole: il Comitato Esecutivo della NA è sempre pronto a valutare proposte al riguardo, almeno fino a quando sono costruttive e non si limitano ai massimi sistemi!


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