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BETA 2399.6 - Webtech - Cinque miti sui nomi a dominio - Parte I | Parte II

Cinque miti sui nomi a dominio

    Ieri i giornali che parlavano di Internet l'associavano sempre alla pedofilia. Oggi nessuno scrive più di pedofili - che pure continuano ad esistere - ma solo delle mirabolanti possibilità offerte dal "nuovo mezzo".

Parte I

Maurizio Codogno (*)
Articolista, BETA

Fino all'anno scorso, i giornali che dovevano scrivere di Internet non mancavano mai di associarla alla pedofilia: poco importava se in realtà nei casi sbattuti al pubblico a sette colonne la rete veniva usata né più né meno che come un telefonino. Oggi la situazione si è rovesciata: nessuno scrive più di pedofili - che pure continuano ad esistere, possiamo purtroppo immaginare - e si inneggiano peana alle mirabolanti possibilità offerte dal "nuovo mezzo". A dire il vero, tra queste varie possibilità sembra soprattutto spiccare come si possa fare soldi a palate in Borsa, annunciando semplicemente l'intenzione di offrire un servizio Internet: ma non stiamo a sottiizzare.

La situazione reale per quanto riguarda Internet è naturalmente più complicata, e questo ce lo possiamo aspettare: nessuno pretende la perfezione assoluta. Le assunzioni che vengono generalmente fatte dai giornalisti, però, sono spesso troppo semplificate, e quindi l'ignaro lettore viene portato a credere cose a volte completamente false. Uno di questi campi riguarda i nomi a dominio, vale a dire le combinazioni di parole come www.beta.it che ci permettono ad esempio di trovare quello che cerchiamo nella rete senza costringerci a ricordare l'equivalente di pacchi di numeri di telefono (gli indirizzi IP, le quaterne di numeri usate internamente dai calcolatori). Nel seguito, cercherò di sfatare cinque miti sui nomi a dominio che sono ormai considerati "verità" senza averne assolutamente diritto.

Un nome a dominio non è un sito Web. È vero che oggi la maggior parte del traffico su Internet usa il protocollo HTTP. Questo non vuole però dire che occorra "prendersi www.ilmiodominio.it", e questo per due motivi. Il più banale è che nessuno ti obbliga a iniziare il nome del tuo sito con i tre caratteri magici www: l'uso è ormai così comune che probabilmente può convenire farlo almeno per il sito principale - anche se negli ultimi tempi si assiste a un rilancio del nome semplice - ma poi nulla vieta di avere ad esempio servizi.ilmiodominio.it oppure offerte.ilmiodominio.it per particolari sezioni. Ma la vera ragione per cui questo è un mito è che non esiste proprio il concetto di "sito web" quando si registra un dominio. Non lasciarti ingannare dai moduli di registrazione sotto Network Solutions per i dominii .com, dove trovi scritto "www" bello grosso: Network Solutions, come tutti gli americani, pensa a fare soldi e sa bene che i soldi si fanno con le tre magiche doppievù.

Un nome a dominio non è un marchio. Questo non significa che tu possa registrare fiat.it e pensare di farti i soldi rivendendolo alla Fiat: se fai una cosa del genere ti trovi subito una simpatica ingiunzione da un tribunale. Quello che intendo è qualcosa di diverso, legato al fatto che i nomi a dominio sono sì gerarchici, ma solo in teoria, mentre nella pratica tendono ad essere tutti allo stesso livello. I marchi, invece, sono spesso concessi a seconda del tipo di attività dell'azienda e quindi non è difficile avere delle omonimie. Un caso pratico si è avuto anche in italia, quando AirOne ha chiesto il dominio airone.it. La risposta è stata "Ci dispiace, ma è già stato assegnato alla casa editrice che pubblica la rivista Airone". AirOne ha perciò dovuto ripiegare su flyairone.it, visto che entrambi gli attori usavano il nome a buon diritto e non esisteva pertanto nessuna possibilità di contestazione. Come detto sopra, però, la giurisprudenza italiana è stata finora concorde: se il nome a dominio viene preso per fare concorrenza a un'attività per cui una società ha registrato il marchio corrispondente, quest'ultima società vincerà la causa.

Un nome a dominio non è un elenco telefonico. Non è infatti obbligatorio che il nome richiesto sia esattamente quello che contraddistingue la ditta, anche se la cosa spesso può essere utile per il riconoscimento immediato da parte degli utenti. Ma soprattutto quello che è davvero importante è ricordare che non è affatto detto che il Top Level Domain, la parte cioè più a destra del nome, debba per forza corrispondere alla nazione in cui ci si trova. Internet è in fin dei conti sovrannazionale: a parte i dominii come .com che sono generici, l'unica vera differenza tra un dominio .it e un .fr è che le regole sono fatte rispettivamente dall'Italia e dalla Francia. (occhei, sto barando. Non penso che una società italiana possa registrare un dominio francese, anche se il viceversa è possibile. Ma non penso che questa situazione durerà a lungo: si tende a una liberalizzaziona) Tutto questo significa che non si può sperare di trovare ogni volta un'azienda o una persona semplicemente sfogliando una rubrica alfabetica da una parte o dall'altra.


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