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Dentro il Palm

Parte II

Fernando Carello
Articolista senior, BETA

Palm Changelog

Cominciamo col dire che la Palm Computing nasce nel 1994, ad opera di Jeff Hawkins e Donna Dubinsky, come software house: il suo prodotto è infatti un sistema di riconoscimento della scrittura denominato Graffiti e destinato ai primi palmtop allora annunciati (ricordate l'Apple Newton ?).
Si trattava di un prodotto rivoluzionario, in quanto prevedeva non già un riconoscimento delle parole previa "istruzione/inizializzazione" dell'algoritmo (onde permettergli di "familiarizzare" con la scrittura dell'utente), bensì richiedeva, da parte dell'utilizzatore, l'apprendimento di un nuovo alfabeto dalla grafìa semplificata: i simboli venivano tracciati e riconosciuti uno alla volta, fino a formare parole, frasi, comandi.
Nonostante l'apparente scomodità, Graffiti aveva (ed ha tuttora, essendo impiegato con pochissimi cambiamenti su tutta la famiglia Palm) un grande pregio: funzionava !
Infatti, la pratica mostrò che era più facile per un uomo apprendere nuovi segni (peraltro piuttosto semplici da memorizzare e tracciare), che per un computer riconoscere la complessa ed incostante grafìa umana ...
Ad ogni modo, forte della validità del proprio software e convinta che il mercato non avesse ancora proposto dispositivi palmari veramente efficaci, la Palm Computing decise di sviluppare il proprio PDA.
Scegliendo come caratteristiche distintive la massima portabilità e facilità d'uso venne abbandonata la tastiera in favore del touch-screen, il che unitamente alla mancanza di porte di espansione (a parte la seriale utilizzata per la connessione con il PC desktop) e al limitato consumo (che permise di affidare l'alimentazione a due micro-stilo AAA) portò alla realizzazione di un PDA estremamente compatto -circa un pacchetto di sigarette- e user-friendly.
La Palm Computing scelse come CPU il Motorola DragonBall, un processore della famiglia 68000 pensato per sistemi embedded caratterizzato da costi contenuti e consumi ridotti; il display misurava circa 3 pollici di diagonale (per essere precisi, la l'area effettiva misurava, e misura tuttora, 77 mm di diagonale), era monocromatico ed aveva una risoluzione di 160x160 pixel; la memoria era costituita da 128 KB di RAM pseudo-statica, e serviva per lo stack, il dynamic heap, e l'immagazzinamento di dati e programmi (essendo continuamente alimentata, anche con l'unità apparentemente spenta). Il sistema operativo, residente in ROM, vedeva l'impiego di un microkernel (AMX) licenziato dalla Kadak e pensato per applicazioni real-time, sopra al quale venne sviluppato l'ormai leggendario PalmOS, dotato di un'interfaccia grafica particolarmente felice.
Naturalmente, servivano applicazioni all'altezza della situazione: e difatti la suite di programmi integrati era efficace e facile da usare, pur senza -forse- essere potente e versatile come i quella dei prodotti PSION.
Era il 1996, e vedeva la luce il primo prodotto, Palm 1000; a breve distanza seguì il Palm 5000, con ben 512 KB di RAM, e poi il Palm Pilot: si trattava di un 5000 dotato di una interessante novità, ovvero la retroilluminazione (su comando, visto il consumo) del display il quale, se non retroilluminato, non era obiettivamente molto leggibile ...
Questa unità venne presto dotata del nuovo ed efficente PalmOS 2, rinominata Palm Pilot Personal, ed affiancata dal Professional: quest'ultimo dotato di 1 MB di RAM e soprattutto di stack TCP/IP integrato nel sistema operativo (vennero di conseguenza aggiunte applicazioni per la connettività Internet quali il dialer ed il client e-mail).
Il Palm Pilot si merita dunque appieno il titolo di "connected organizer" che di lì a poco gli verrà conferito...
Successe infatti che la società francese produttrice della penna Pilot (marchio di sua proprietà) ottenne dalla Palm Computing, che nel frattempo era stata acquistata dalla U.S. Robotics, la rinuncia ad utilizzare il suddetto marchio; venne quindi adottata (e registrata) la denominazione "Palm Connected Organizer" tuttora usata, fonte di qualche scaramuccia con l'onnipresente Microsoft che aveva nel frattempo lanciato Windows CE e la dicitura "Palm PC", ora modificata in "Palm-sized PC".
La U.S. Robotics venne poi acquistata dalla 3Com (proprio -si dice- per avere la piattaforma Palm), che tra il 1998 e il 1999 lanciò le famiglie Palm III, Palm V e Palm VII; 3Com, peraltro, sta per dare vita autonoma alla "divisione Palm Computing", società autonoma e separamente quotata in Borsa; il resto è cronaca, con gli organizer Palm saldamente al comando del mercato PDA (circa il 70% dello share; 3Com ha incassato quasi 200 milioni di dollari nel 1999 con i PDA !), interessanti cloni autorizzati già in vendita ed il PalmOS al centro di accordi con la Apple, il consorzio Symbian, la Sony e la Nokia per motorizzare nuove generazioni di fantastici dispotivi ultraportatili.


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http://www.nicholson.com/rhn/palm/


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