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BETA 2299.5 - Maggio/Giugno 1999: Italian crackdown  -  Indici | Guida || Recensioni (est.)

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Italian crackdown
di Carlo Gubitosa e Associazione Peacelink
Apogeo - Milano, 1999, pp. 190 (lire 20.000)
http://www.apogeonline.com/catalogo/529.html

Recensione a cura di: Luciano Giustini
Direttore, BETA

Copertina del libro   

   Il libro si propone di ripercorrere gli anni "difficili" della telematica italiana prima e durante l'avvento del World Wide Web, a cavallo dei primo anni '90, in particolare nel 1994 quando la procura di Pesaro coadiuvata dalla Finanza diede luogo a decine di azioni legali contro i BBS, i sistemi telematici amatoriali. Testimonianza attiva delle problematiche e dei gravi eventi che caratterizzarono quello che viene definito "Italian crackdown" o giro di vite verso la telematica amatoriale, il libro si fa leggere bene e propone, sia come denuncia sia come riesame dei diversi avvenimenti rigorosamente riportati, diversi spunti di riflessione. Dalla II di copertina leggiamo "Gli autori hanno cercato di racchiudere in queste pagine lo spirito dei Bulletin Board System, i primi sistemi telematici popolari diffusi su scala planetaria, in un periodo in cui queste preziose "bacheche elettroniche" stanno cominciando a sparire pian piano, in silenzio, con un lento stillicidio di utenti "emigranti" sull'internet". Nel sottolineare che si dice e si scrive Internet e non "l'internet" (caso purtroppo tanto diffuso quanto fastidioso), ci si accorge che l'errore è in qualche modo volontario e permea inconsciamente un senso di "fastidio" verso Internet: in tutta la parte di commento degli autori la Rete viene sminuita, quando non vista in un'accezione negativa, senza dare troppo corso alle istanze di continuità che essa invece assume nei confronti della telematica, anche e soprattutto di quella dei pionieri e dando risalto solo agli aspetti di consumo e di business che essa ha inevitabilmente portato.

   Sebbene molto coinvolgente, lo sviluppo della traccia soffre di due difetti ermeneutici che nel libro sono ampliati e anzi amplificati oltre misura. Il primo è lo sguardo della sola parte di chi, in quelle occasioni di legalità più o meno rispettata, fu colpito ingiustamente e senza preavviso. Questo porta tutto l'impianto del libro verso l'unico assioma della condanna (alle istituzioni, ai poteri, a qualsiasi forma di commercialità) e induce alla più completa permissività, esagerando fino a sfociare nell'indifendibilità di alcuni passaggi ("...pretesti come ...la pedofilia e il satanismo" - Pretesti?). Il secondo e forse più evidente, è la politicizzazione del libro, forte in tutto il percorso, che sposta il confronto verso un'unica direzione: sinistra, il più possibile, e dalla quale gli autori non sembrano riuscire ad affrancarsi neanche come terminologia ("Telematica Sociale di Base" come se si trattasse di centri sociali in luogo di BBS amatoriali), risolvendo considerazioni e istanze sociali con un condimento dal colore quasi sempre tendente al rosso. Considerando i risvolti anche sociali che l'intera esperienza delle reti amatoriali ha avuto sullo sviluppo della telematica italiana, e una considerevole trasversalità di autori e partecipanti, un esame più approfondito, alto e di maggior respiro anche politico avrebbe forse colto meglio il messaggio e lo "spirito" pionieristico di cui si accennava, e in questo senso si è persa un po' un'occasione. Nondimeno da altri punti di vista, chi, come me, ha assistito in prima persona da appassionato telematico alle vicende, sa che non furono tutti stinchi di santo nè tantomeno tutti missionari quelli che dietro i sistemi BBS offrivano un servizio, ancorchè legale, agli utenti, sebbene nel complesso non rappresentassero che una minoranza e per giunta del tutto esterna agli organi di gestione.

   Ciò premesso, basandosi su elementi spesso fumosi e con ben poca cognizione tecnica (loro o di presunti esperti), le nostre forze dell'ordine fecero in quegli anni, ripetutamente, più guai di quanti sistemi effettivamente "pirata" (dediti essenzialmente allo smercio di software commerciale in quantità) riuscissero poi a smascherare e punire. Fu usato il classico ariete da montagna (perquisizioni, sequestri, addirittura arresti) contro formichine (le BBS) che nella maggioranza dei casi erano servizi e punti di incontro tenuti su da semplici e volenterosi appassionati nel tempo libero. Questo per non parlare di Peacelink, il sistema telematico volontario che, al di là del contenuto ideologico che rimane comunque largamente condivisibile, ha trasmesso un messaggio e un modo di azione che sicuramente non hanno mai fatto nulla per meritarsi le "attenzioni" intraprese. In quei frangenti, magistrati e uomini di legge poco inclini all'approfondimento, e giornalisti poco sensibili alla corretta informazione portarono scompiglio, e altrettanti uomini di legge, appassionati di telematica, si adoperarono dall'altra parte dell'ideale "barricata" per proteggere e difendere chi era stato ingiustificatamente accusato e colpito.

   Il libro attraversa un percorso storico che va dalla prima telematica amatoriale negli USA ai commenti ed esami dell'accaduto nei momenti di massima tensione fino ai testi dei messaggi scambiati durante e dopo gli avvenimenti di polizia. Se i testi hanno l'indiscusso pregio di ricreare quell'ambiente di paura mista a rabbia che le misure della polizia contribuirono, inutilmente, a creare, nell'ambito dei commenti si ha, ancora, la sensazione di una foga degli autori nel voler marcare troppo certi aspetti rispetto ad altri, e non mancano, a corollario, alcune tesi scarsamente condivisibili. L'avversione, come si accennava precedentemente, per qualsiasi tipo di attenzione commerciale o pubblicitaria nei confronti della telematica, ancorchè amatoriale, induce dei fondati dubbi quando si considera che molte di queste realtà, anche non commerciali, oggi, sono state sviluppate proprio grazie a quelle sponsorizzazioni e pubblicità contro cui vengono inviati gli anatemi. La libertà di espressione, spesso, passa anche per dei piccoli compromessi che è lecito accettare.

   In definitiva un libro che ben rappresenta una testimonianza importante, che può interessare più coloro che in quegli anni c'erano o che sono presi da una sana curiosità per gli avvenimenti, che non soddisfare appieno le esigenze di una traccia storico-tematica e sociale. Gli autori infatti hanno il pregio di raccontare verità e fatti senza censure, ma quando si tratta di definire un collante per l'approfondimento, la tentazione di lasciarsi andare a testi dal tono vagheggiante o rievocativi di periodi storici prende il sopravvento, lasciando a volte la sensazione di incongruenza, e un certo infantilismo nell'esame. Il concetto dei duri e puri senza macchia e senza paura, specialmente verso il "vortice del business", viene ripreso spesso, e se è vero che un certo idealismo fu ed è tuttora alla base di molte realtà telematiche, questa caricatura finisce per rendere più difficile concedere una sorta di patente storica, seppur invocata e parzialmente sviluppata, allo scritto.

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Luciano Giustini è coordinatore generale del Gruppo Beta ed è raggiungibile su Internet tramite la redazione


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