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BETA 2199.4 - Approfondimenti: Internet: il balletto delle cifre  -  Indici | Guida

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Internet: il balletto delle cifre

Marco Calvo
Collaboratore, BETA (*)

Premessa

Senza la TUT le telefonate urbane, così come le facciamo ora, costerebbero quasi sicuramente di più. Questo assunto nasce dal fatto che senza TUT il traffico telefonico dovrebbe essere pagato "precisamente" a risorsa impegnata, infatti non è pensabile che si possa arrivare ad una gratuità totale. Quindi pagando per risorsa impegnata, se, ad esempio si utilizzasse il telefono per 10 minuti si pagherebbero 10 minuti di telefonata. Adesso, invece, nella fascia oraria più favorevole per dieci minuti si paga uno scatto, oltre quello alla risposta (uno scatto "vale" 6 minuti e 40 secondi dopo le 18:30), quindi in prospettiva si paga meno.
Sebbene con ISDN sia ad esempio possibile arrivare ad un sito, scaricare le pagine di interesse e sconnettersi per poi riconnettersi in un batter d'occhio ad una successiva richiesta, e così via, non sembra una buona strada quella di rendere le connessioni per così dire "nevrasteniche", anche perchè la fruibilità di Internet non è organizzabile su scala tanto discreta come si pensa, ma anzi molte volte ha un utilizzo continuo (chat, lettura di quotidiani, analisi di dati, vrml, html dinamico, ecc.). Probabilmente, la strada più sensata sarà quella di permettere l'utilizzo di Internet e in generale delle Reti di comunicazione, servizio e informazione pubbliche alla più larga parte della popolazione possibile tramite numeri speciali, o contratti speciali, o con qualsivoglia misura volta a provvedere un "costo popolare". Attualmente non è così. Internet costa ancora molto, come osserva Marco sensatamente, soprattutto perchè costano molto le infrastrutture e le strutture necessarie a "mandarla in onda". E perchè costa comunque molto navigare. Una fruizione ideale di Internet probabilmente si aggira intorno ad un'ora, un'ora e mezza al giorno, oppure in luoghi pubblici, bar, ristoranti, aeroporti, stazioni, ed è chiaro che Internet data comunque la sua grande interattività e utilità dovrà essere un mezzo insieme un po' "personale" e un po' "pubblico". Orbene, navigare in queste modalità oggi è praticamente impossibile sia per il privato cittadino che non abbia uno stipendio alto, sia per l'esercente che, magari, vuole mettere a disposizione della sua clientela qualche postazione connessa. Insomma, manca qualcosa e questo qualcosa forse è un  "pacchetto Internet", anche strategico, che bisognerebbe distinguere dalla telefonata pura e semplice (non-dati). Nella telefonia vocale si può essere brevi, perchè dipende dai due interlocutori e perchè tutto sommato dette le cose che ci si deve dire..., ma in Internet non si può dire a un sito "sbrigati perchè sennò pago troppo". I siti in Internet vanno navigati con la dovuta calma e possibilità di riflessione. Soprattutto ora che Internet sta "crescendo" come qualità e come quantità. Con questo voglio ribadire comunque un fatto: concordo con chi dice di non sprecare le risorse. Mi sta bene un tempo di connessione "senza fare niente" di (ad esempio) massimo 3 minuti dopodichè la linea non è più impegnata. Ma non per questo bisogna rinunciare ad un utilizzo continuo e concreto della Rete. Se voglio stare un'ora a leggere un giornale elettronico devo poterlo fare spendendo pochissimo (1000, 2000 lire? Come un quotidiano cartaceo?) e mantenendo attiva la linea per il tempo necessario a spostarmi da una pagina alla successiva (o meglio, da una videata), ugualmente se voglio fruire di un servizio ad alta interattività e fruibilità lo devo fare pagando pochissimo. Anche perchè, diciamocelo francamente, non è che la stessa Internet sarà gratis per sempre, anzi. I siti offrono servizi sempre migliori, e se si pagano le stesse cose "nel mondo reale" non si capisce perchè non pagarle nel "mondo virtuale". Anzi, dovrebbero costare meno per il fatto che non richiedono spese "fisiche" quali spostamenti, sedi e uffici, ecc. e quindi alla fine si dovrebbe essere invogliati a "pagare" Internet piuttosto che altro.
Tornando al nostro discorso, arriviamo quindi alle conclusioni.
Sommando costo della telefonata, costo dell'abbonamento, eventuale e futuro costo del sito, costo delle linee dedicate, costo di qua e costo di là alla fine diventa talmente anti-conveniente stare su Internet che, da una parte, l'utente quadratico medio troverà meno costoso andarsi a comprare la rivista sotto casa da 10.000 lire piuttosto che leggere le stesse cose (ad esempio) in Rete, e il webmaster preferirà darsi all'artigianato piuttosto che tenere in piedi un servizio online per i propri lettori. Non mi sembra una prospettiva esaltante.

Luciano Giustini

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E' ormai noto a molti che le tariffe telefoniche italiane sono alte, specie se paragonate a quelle di paesi, come gli U.S.A., nei quali non c'é monopolio, e dove addirittura le chiamate urbane sono gratuite (ovvero, sono comprese nel canone base della linea telefonica).

Paola Manacorda, commissario dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (l'ente che dovrebbe sorvegliare le tariffe, tra gli altri, della Telecom Italia S.p.A.), nell'intervista a Il Sole 24 Ore del 10 maggio 1999 afferma che, in base ad un recente studio dell'OCSE, i costi telefonici italiani non sono lontani da quelli di altri paesi europei (nota bene: europei). Anzi, in alcuni casi, le nostre tariffe sono addirittura più basse. I giornalisti del Sole 24 Ore si spingono oltre, coinvolgendo l'intero pianeta, e titolano l'intervista: "Tariffe Web, Italia, tra le più basse del mondo".

Nella medesima intervista, la dott.ssa Manacorda sembra non riuscire a spiegarsi come mai, a fronte di tariffe così convenienti, in Italia Internet e tutto ciò che vi é collegato - posti di lavoro compresi - stentino a decollare.

Ma il titolo "Tariffe Web, Italia, tra le più basse del mondo" che vuol dire? Un comune mortale é portato a pensare che ha la fortuna di pagare meno degli altri, semplicemente. Ma suona bizzarro, non é vero? Allora leggiamo più attentamente i dati OCSE. Tanto per dirne una, scopriamo che i costi si riferiscono ai cosiddetti "panieri", ovvero alle medie fra il costo degli abbonamenti a Internet e delle bollette telefoniche. Come i più informati sanno, gli abbonamenti Internet in Italia sono sensibilmente più economici, ad esempio, di quelli U.S.A., dove si spendono 350-400.000 lire / anno, e oltre. I due costi sommati evidentemente addolciscono le tariffe Telecom Italia S.p.A., ma in modo del tutto apparente. In realtà paghiamo la maggior parte dei soldi non a chi ci vende il servizio (l'Internet provider), ma a chi fa, semplicemente, da vettore (insomma, la mancia al fattorino é più alta del valore della merce). Inoltre ci si riferisce a "durate medie" di conversazione che saranno forse significative per le telefonate a voce, ma che sono fuorvianti per i collegamenti a Internet (durano di più, e perciò le tariffe a tempo, coma la TUT italiana, pesano maggiormente).

Infine i costi sono rapportati a quelli di altre nazioni europee che subiscono i disastrosi effetti del monopolio. Ma a noi interessa il confronto con i paesi più progrediti, quelli nei quali troviamo modelli economici da imitare. Il paragone con chi sta peggio sarà forse consolante, ma é assolutamente sterile.

E' finita qui? Ahinoi no, al contrario: ci sono altre cifre da considerare, e sono, secondo alcuni, la causa prima della scarsa diffusione di Internet in Italia. Queste cifre riguardano i costi delle linee dedicate, ovvero di quelle linee noleggiate dagli Internet provider e dalle società (o associazioni) che hanno bisogno di un collegamento costante.

Sempre secondo l'OCSE (vedere "PCWEEK", Mondadori, n° 14 del 19/4/1999, pagina 1) queste linee in Italia costano il 200% e anche il 300% in più rispetto ad altri paesi europei sotto monopolio, e arrivano a costare addirittura l'800% in più rispetto all'Inghilterra (tanto per non uscire dall'Europa).

Tariffe fuori dal mondo, che però spiegano la situazione italiana. Tariffe nascoste, perché non pagate direttamente dagli utenti, e perciò più difficili da denunciare. Ma anche così, naturalmente, fanno danni. Del resto, quando la materia prima é così cara, chi la rivende non può che acquistarne poca, e offrire perciò un servizio peggiore (insomma, ora sapete chi ringraziare quando navigate in Internet a velocità esasperanti). Se poi il settore delle telecomunicazioni viene soffocato, non potrà che vedersi ridimensionata la sua funzione trainante. Infine, ma tutt'altro che secondario, il benessere e i posti di lavoro creati non potranno che essere molti di meno.

Aggiungiamo che tutte le più recenti analisi economiche hanno evidenziato che i fortissimi ritmi di crescita U.S.A. e la notevole riduzione della disoccupazione (mai visti dati tanto positivi negli ultimi 30 anni) sono dovuti agli investimenti fatti nel settore tecnologico, e informatico in particolare. Il Governo italiano é sordo a tutto questo?

Sembrerebbe di no. A parte le innumerevoli dichiarazioni, nel collegato alla legge finanziaria 1998: legge 27 dicembre 1997, n. 449, Internet é stata definita una priorità strategica. Da tempo, inoltre, si promettono incentivi, si parla di "rottamazione" dei computer e di tante altre fantasiose iniziative. E' stata addirittura emanata una precisa direttiva che impone alla Telecom Italia S.p.A. di fornire i propri servizi in regime di monopolio sulla base dei costi effettivi, e non di listini costruiti facendo leva sulla propria posizione dominante. Sulla carta, perciò, si fa (o meglio, si promette) tantissimo.

Eppure ci ritroviamo con tariffe schiaccianti, la Telecom Italia sembra ignorare in tutta tranquillità direttive e indirizzi di Governo, e il sistema produttivo italiano deve subire un ulteriore handicap. Ma dov'è che il meccanismo si inceppa? Leggiamo sui quotidiani di questi giorni che Giuseppe Gargani, membro dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (ricordiamo che é l'ente che sorveglia le tariffe Telecom Italia) si é dimesso, per candidarsi alle europee. A sostituirlo, in questo organo dello Stato, in questa struttura indipendente e vigile a tutela degli interessi dei cittadini, sembra debba andare l'ex portavoce di Ciriaco De Mita, Giuseppe Sangiorgi. L'on. Franco Marini, del PPI, a quanto leggiamo sul Corriere della Sera del 25 maggio 1999, articolo Authority, politica all'assalto, pagina 21, ha voluto specificare: "quel posto é nostro" (dato che il dimissionario Gargani é di area popolare).

Fermiamoci un momento, perché a questo punto giova ricordare che i partiti sono organizzazioni di privati cittadini, senza nessuna funzione istituzionale, che con lo Stato non hanno nulla a che vedere e che, ovviamente, non hanno nessun titolo per accampare diritti, piazzare funzionari, ecc. Una nota inutile? Ribadire l'ovvio ogni tanto fa bene. Diventa addirittura necessario in casi come questo.

Intanto, mentre tutto l'arco costituzionale ci sommerge di promesse sulle mille e una cosa che vuole fare per favorire l'occupazione, il settore che in altri paesi si sta espandendo di più, e senza ricette particolari, senza chiedere soldi, ma solo operando in un mercato sano, viene schiacciato da tariffe fuori dal mondo.

Una iniziativa rigorosamente apolitica, portata avanti da Liber Liber, una delle associazioni culturali gravemente danneggiate dalle attuali tariffe, denuncia queste anomalie. All'indirizzo http://www.liberliber.it/speciali/1999/telecom/ trovate altre informazioni e le istruzioni per scrivere all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. E' diritto di ogni cittadino italiano sapere perché succede tutto questo. Riprendendo lo slogan di Liber Liber: "questa volta non restate a guardare!".


Marco Calvo è Presidente di Liber Liber, associazione culturale per la diffusione dell'opera letteraria e dell'arte, e Collaboratore di BETA dal 1998; è raggiungibile su Internet tramite la redazione oppure all'indirizzo marco.calvo@mclink.it.

Copyright © 1999 Marco Calvo, tutti i diritti sono riservati. Questo Articolo di BETA, insieme alla Rivista, è distribuito secondo i termini e le condizioni della Licenza Pubblica Beta, come specificato nel file LPB.


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