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BETA 20/99 (3) - Gennaio/Febbraio 1999 - Approfondimenti: Netiquette, questa sconosciuta (parte 1 | parte 2)  -  Indici | Guida

Netiquette, questa sconosciuta

Include aggiornamenti

Luciano Giustini
Direttore, BETA

   Agli albori del World Wide Web, prendere la posta significava configurare il proprio client, mettere i valori del server, la password e i propri dati e-mail, lottando a volte con server recalcitranti e un po' di combinazioni di software prima di trovare la via giusta per leggere i messaggi.
   Quando prendevo la posta generalmente non guardavo prima cosa mi portava il postino elettronico. Se sbirciavo, era perchè mi trovavo in una posizione remota ed ero impossibilitato a scaricare la posta, così vedevo se tante volte c'era qualcosa di importante cui rispondere. I messaggi erano pochi, e la maggior parte di essi era scambiata tra conoscenti.

   Fino a pochi mesi fa prendere la posta significava configurare il proprio client, mettere i valori, password, e-mail, ecc. ed ogni n messaggi, con n da 10 a 50, sorbirsene uno di pubblicità. Poca roba, ma in effetti abbastanza seccante per chi, come me, ha il proprio indirizzo e-mail distribuito in vari posti (virtuali e non). Ho fatto quindi la conoscenza con quello che si chiama spam, dal nome di una scatoletta di carne abbastanza schifosa, data ai militari USA prima e venduta (se non sbaglio) al pubblico poi. Lo spam è un messaggio di posta elettronica non richiesto nè desiderato. In genere pubblicizza qualcosa che si vende, alcune volte un sito, un servizio, comunque sempre qualcosa di commerciale o commercializzabile. Beh, ho pensato che fosse l'altra faccia della diffusione di Internet, un piccolo pegno da pagare per avere comunque un così straordinario mezzo di comunicazione. Mi sbagliavo.
   Oggi, per me prendere la posta significa scaricare decine e decine, quando non centinaia, di messaggi di pubblicità. Essi rappresentano quasi il 50% se non più della posta elettronica. Ma una breve indagine presso amici telematici mi ha confermato che il fenomeno è in fortissima espansione. E non c'è solo pubblicità tra la posta non sollecitata.

    Ovviamente non considero nella conta qualsiasi messaggio che abbia attinenza con l'attività editoriale e con Beta, come i comunicati stampa. Anche essi, comunque e per vostra informazione, sono in nettissimo aumento. Ma non comunicati che potrebbero riguardare l'attività tecnico informatica, scientifica e comunicativa, che sono i rami di cui mi occupo, ma il tutto. E intendo dire proprio tutto, dal giardinaggio ai fiori di Bach alla spiritologia. Di cui ovviamente non voglio ricevere comunicati, altrimenti mi iscriverei con un accredito stampa. Qui si tratta, purtroppo nella maggior parte dei casi, di maleducazione pura e semplice. Se si desidera che una persona, un editore, un giornalista o un addetto stampa abbiano informazioni su determinati argomenti, la via migliore che io conosco è di chiedere se vogliono riceverle, queste informazioni. Ancora meglio sarebbe non chiederlo affatto, predisponendo un servizio di accredito sul sito, in cui è il visitatore a decidere se iscriversi o meno. Comunque, inviare via e-mail una singola richiesta dovrebbe essere sufficiente e ben tollerato.
   Peraltro queste dovrebbero essere le norme di buon giornalismo, ma la stessa informazione online ha connotati molto diversi da quella normalmente svolta nel mondo "reale". E oltre alle iniziative più o meno da "furbi", così tipiche del nostro Paese, ci sono le "spammature" dovute a imperizia o semplice distrazione. Ad esempio, un sito di stampa che svolge un buon servizio diffonde comunicati stampa soltanto dopo essersi registrati per averli.
   Tuttavia, vi sono altrettanti servizi, altrettanto utili e simili che però hanno il difetto di diffondere i comunicati anche senza registrazione, mettendo in più tutti gli indirizzi visibili nel campo To (A). Cosa succede in questo caso? La lunghezza della lista di indirizzi e-mail provoca un troncamento da parte del software che controlla le intestazioni, e il messaggio arriva decurtato, insieme ad un avviso dal robot di lista. Poiché come vedremo nel corso dell'articolo, uno dei metodi incrociati per distinguere lo spam è proprio riconoscere mittente e/o intestazioni, in caso di mittente sconosciuto e con un campo To: di questo tipo, il risultato è esattamente una "targetta" di spam, e probabilmente il mittente non aveva alcuna intenzione di essere considerato come tale. Una maggiore attenzione è allora obbligatoria: come molti sanno, è necessario utilizzare il campo Bcc (Blinded carbon copy) per inviare un messaggio a più persone senza ripetere e far apparire il loro nome ed indirizzo e-mail su ognuno di essi.


Oggetto: BOUNCE beta-info@nice.it: Header field too long (>1024)
   Data: Wed, 14 Mar 1999 16:04:19 +0100
     Da: owner-beta-info@nice.it
      A: owner-beta-info@nice.it
(...)

C O M U N I C A T O   S T A M P A
--------------------------------- 

   Ogni giorno, quindi, prima di arrivare a leggere la posta personale, devo passare per una fase di cancellazione preliminare. Fortunatamente MC-link, il provider su cui ho la casella di posta, prevede una funzione di anteprima su Web delle intestazioni dei messaggi, per cui posso cancellare lo spam prima che esso arrivi sul mio hard disk. Ma non prima che impegni la mia linea, giacchè, comunque, per il controllo servono scatti preziosi da passare online. Non è poi così difficile capire se si tratta di messaggi di questo tipo o meno. Ma va visto ad occhio. Un programma di filtri sulla posta non potrà mai sostituire del tutto la "rapida occhiata", e il rischio è di trovarsi cancellati messaggi importanti o dal contenuto di interesse.

   Attualmente il traffico di spam ricevuto dagli utenti italiani di Internet si quantifica in "qualche messaggio al giorno" (una misurazione senz'altro..."spammometrica"!), ma visti i ritmi di crescita di questo fenomeno è probabile che in meno di un anno si riceveranno anche molte decine di messaggi al giorno. Io rappresento un utente "avanzato" nel senso che sono più avanti nel tempo rispetto alla media delle persone, per l'uso intensivo che faccio della rete e della e-mail in particolare: in altre parole, se continua così anche gli altri utenti Internet fra un po' di tempo (meno di quanto si pensi) avranno la casella di posta invasa dallo spam. Soldi
    E chiedono tutti una cosa sola: soldi. E' inutile girarci intorno, la realtà è che un servizio di pubblica utilità (come è in effetti la posta elettronica) sta diventando un gigantesco girone di accattonaggio elettronico. E diventerà anche di "pubblica inutilità" se continua su questi ritmi.
Già si può dire che molte conferenze Usenet, i newsgroup, sono diventate quasi illeggibili per colpa dello spam. Non vorrei toccare questo tema perchè mi ero prefissato di rimanere sulla posta elettronica, in effetti più importante. Comunque il legame c'è, e non è neanche tanto nascosto. La merce di scambio è l'indirizzo e-mail. Se io scrivo su una conferenza, così come se rispondo, pubblico insomma il mio e-mail, si può essere ragionevolmente certi che almeno qualche migliaio di robot lo copieranno diligentemente sui database da rivendere o utilizzare direttamente per lo spam. Della posta elettronica, ovviamente (vedi la seconda parte di questo articolo).

Come nasce e si sviluppa un messaggio non desiderato

    Prima di andare avanti nella nostra chiacchierata, sarà il caso di dare un'occhiata più da vicino a ciò di cui stiamo dissertando. Un giorno ho preso spunto da uno di questi messaggi, sfuggito alla cancellazione, il quale pubblicizzava il modo per diventare "spammatori". Assumeremo questo come summa ed esempio della totale pericolosità, e ridicolezza (se ci fosse da ridere) di queste operazioni fatte ormai alle spalle di milioni di persone. Ve lo riporto così com'è, almeno in parte. Stralci, traduzioni e il mio commento a seguire.


From: smrogers@consultant.com
Date: Mon, 08 Mar 99 07:24:04 EST
To: receiver@cyberservices.com
Subject: Re: how are you doing?

Dear Website Owner,

Would you be interested in increasing your Online Business Sales
by up to 400% through a NEW form of Internet Advertising for FREE?

-------- ------- ------ ----- ---- --- -- - -
*** Like MOST Online Businesses, you have tried it all...
*** Banners, Search Engines, Newsgroups, Classified Ads, etc...

--- -- - -
CONGRATULATIONS! You have made Web Site Hosting, Marketing and
Advertising Companies RICH!!

They have YOUR MONEY and could care less whether or not your
business succeeds on the Internet! Isn't that GREAT?

-------- ------- ------ ----- ---- --- -- - -
Did you know that OVER 10,000,000 Businesses on the Internet are
currently marketing with the SAME methods as YOUR BUSINESS?

---- --- -- - -
** When YAHOO was introduced as one of the first search engines on
** the Internet, it was an instant hit with the public!

** When AMAZON BOOKS came out as the first major online book store
** on the Internet, they became an instant success!

---- --- -- - -
Now... there are HUNDREDS of copycat companies trying to be just
like them! They are all FAILING! Why?

====> BECAUSE THEY ARE ALL TRYING TO DO THE SAME THING!

-------- ------- ------ ----- ---- --- -- - -
The SAME Principles Apply when Promoting YOUR Business!

** If you want YOUR Company to SUCCEED on the Internet, YOU NEED
** to do something your COMPETITION isn't doing!

Did you know that the average Internet User makes in excess of
$60,000 a year? Internet Users have a FORTUNE in DISPOSABLE
INCOME that they would love to spend on your company!

=> But how can they buy from you... If they don't know you exist?

Until recently, there has never been such a dramatically COST-FREE
method of advertising your business to such a HUGE amount of the
Internet population for FREE!

(...)

   Il messaggio è molto chiaro e "invitante", almeno per lo sprovveduto: prima presenta la «nuova forma di pubblicità» affermando che «i guadagni della azienda possono aumentare fino al 400%». Poi con un linguaggio efficace lascia intendere che tutto quello che normalmente si fa per dare un po' di pubblicità alle proprie iniziative è inutile e serve solo a far arricchire gli altri. Infine dimostra non senza un certo piglio scientifico, che l'errore è proprio fare quello che fanno tutti. Qualche esempio qua e là tanto per confondere le acque, un paio di tabelle comparative (che non sono mostrate) ed ecco emergere chiaramente ciò che tutti già sanno, cioè che fare pubblicità ha dei costi più o meno alti. La soluzione? Ma è evidente: mandare messaggi e-mail a tutti. Il costo è zero!

   Almeno così si lascia intendere al lettore. La realtà, come sappiamo tutti, è che il costo dello spam ricade sulle spalle dei destinatari e della rete . Pensate forse che centinaia di milioni di messaggi mandati inutilmente sulla rete, la metà dei quali è pure sbagliata nell'indirizzo, non abbia nessuna conseguenza economica? Se si, con molto disincanto vi dovrete convincere del contrario. D'altronde è un discorso già visto in molti altri settori della vita quotidiana, tanto da poterne trarre un'osservazione di carattere sociale oltreché commerciale. Quando qualcuno fa qualcosa fregandosene delle conseguenze (che ricadono sugli altri) sbaglia per definizione. E le conseguenze arrivano senza tardare. Nella posta cartacea, tanto per fare un esempio vicino, tutti noi riceviamo spesso, o abbiamo ricevuto, cedole, cedoline, inviti, pubblicità, volantini commerciali, lettere con promesse di regali fantastici, ecc. ecc. e mi sembra che le poste italiane non siano molto agili, anzi sono proprio intasate. Probabilmente non c'è nessuna relazione tra le due cose, ma forse è vero il contrario, e questo "spam cartaceo" non fa altro che contribuire alla proverbiale lentezza dell'ente.
   Potrei citare molti altri esempi dal tenore simile. Un altro che mi viene in mente: il volantinaggio cartaceo per strada. Quanti si prendono la briga di cestinare centinaia (quando non migliaia) di volantini negli appositi contenitori? Mi sa ben pochi, almeno a vedere dalle quantità di carta presente per le strade delle nostre città italiane (almeno quelle grandi, tipo Roma dove abito io). Eppure il fenomeno è in crescita. Pensate che ciò non abbia costi per la collettività? E non parliamo della carta che si spreca per queste cose. Lo spam, con tutti i suoi mali, almeno non incide sulla riduzione degli alberi per la produzione cartacea.
   Va osservato che tutte queste tipologie di pubblicità, spam incluso, sono indirette conseguenze (e forse involontarie) del cosiddetto Direct Marketing (a sua volta cugino del più conosciuto marketing), ovvero, per dirla semplicemente, il rapporto diretto col pubblico per la vendita e la promozione di beni e servizi. Il problema è che alcuni pensano di utilizzarlo nel peggiore e più fastidioso dei modi, e cioè andando ad "ossessionare direttamente" la gente nelle maniere più svariate: tra gli altri, ecco lo spam, in particolare quello commerciale ("la nostra azienda offre questo e questo..."). E' anche una questione di civiltà, non c'è dubbio, e tra l'altro nel mondo del commercio sembra che anche buon gusto ed educazione siano ormai consuetudini che si vanno rarefacendo, ed è un vero peccato. Ciò, comunque, ci porta a terminare questa osservazione. La pubblicità sta espandendosi sempre di più, e non c'è praticamente aspetto della nostra vita moderna, oggi, che non sia toccato dalla presenza pubblicitaria. Ma almeno per la pubblicità diretta, almeno quella fatta in codesti termini, è giunto il momento di darsi una calmata. O una regolata, se preferiamo usare questo termine. Quante volte vi hanno telefonato a casa per reclamizzare un prodotto? Quante volte vi hanno inviato lettere pubblicizzando qualcosa? Io non sono per principio contrario a questa forma di pubblicità, che anzi in diversi casi è anche sinonimo di creatività. Ma è anche vero che il troppo stroppia, come dicevano gli avi, ed alla fine ottiene pure il risultato opposto. Lo spam non è altro che l'ultimo arrivato in una catena che sta inquinando anche lo stesso mercato, che nonostante le prevaricazioni vive comunque di regole e consuetudini. Non dimentichiamoci quindi i valori della buona educazione quando decidiamo di utilizzare il direct marketing, ed eviteremo di generare una forma di rifiuto che è ormai molto sentita a qualsiasi livello, soprattutto, nel nostro caso, nel mondo telematico. Molte società offrono liste di persone che hanno espresso il loro consenso a ricevere pubblicità: usiamo queste liste. Non inviamo centinaia di migliaia di messaggi a "possibili compratori" senza sapere se questi vogliono realmente riceverli o meno, questi messaggi: è un errore tanto di educazione quanto commerciale. Che alla lunga non paga perchè, nella gente, si forma la convinzione di una pubblicità intrusiva e fastidiosa, che sicuramente non fa bene nè al commercio in generale nè tantomeno alla Casa o al prodotto che si pubblicizza.

   Torniamo quindi al nostro messaggio. Volevo far notare che ho evitato di trascriverlo tutto perchè, ovviamente, oltre ad essere non sollecitata, questa posta-spazzatura è in genere anche estremamente ingombrante. Questo era superiore ai 20 KB. Comunque se l'inizio è stato intrigante, il resto è anche meglio. Il messaggio, infatti, prosegue con delle citazioni tratte da riviste specializzate, alcune evidentemente autorevoli già dal titolo come "ONLINE PROFITS NEWSLETTER", oppure con "chicce" come quella tratta dal non meno prestigioso "REVNET DIRECT MARKETING".


"When you reach people with e-mail, they're in a work mode, even
if they're not at work. They're sitting up, they're alert. You
catch them at a good moment, and if you do it right, you have a
really good shot of having them respond."
- WILLIAM THAMES [Revnet Direct Marketing VP]

   Insomma è tutto chiaro, no? Quando leggiamo la nostra posta elettronica, in realtà stiamo bramando dal spendere i nostri soldi: siamo in ...allerta! Lo spammatore ce ne da subito l'opportunità mandandoci offerte che noi paghiamo con la bolletta del telefono, ma ricordandoci che è solo un assaggio!

   Il messaggio prosegue con esempi di messaggi spam, sempre più simili a normali lettere in modo da rendere sempre più difficile il riconoscimento (sigh) e l'eliminazione, testimonianze di persone entusiaste che hanno fatto un sacco di soldi grazie allo spam, e con una serie di offerte di programmi che generano spam, il "Bulk e-mail software" o "Broadcast e-mail software", al modico prezzo di 395 dollari (oppure solo 149 dollari se ordinate subito).
   La conclusione è un degno coronamento, un'ulteriore presa in giro che strappa perfino qualche sorriso:


This is a Direct e-mailing for Website Owners. Your PRIVATE 
e-mail Address is 100% Confidential and is NOT Distributed.

Lasciamo sconsolati questo ulteriore esempio di ignoranza, proveniente dagli USA ma non vi illudete che anche in Italia ci stiamo attrezzando, e proseguiamo con alcune considerazioni.

*   *   *

    Passare da uno stato di liberi fruitori della rete a carbonari dell'e-mail con il terrore di aver lasciato improvvidamente scritto il proprio indirizzo in giro non mi sembra auspicabile. La posta elettronica, anzi, è lo strumento del prossimo futuro. Tipicamente invece di scriverli, i messaggi, li detteremo al computer, e rimane il fatto che il suo utilizzo generalizzato, che da un lato rappresenta una svolta nella comunicazione umana, pone dall'altro dei problemi che bisogna risolvere al più presto. Alcuni "cafoni e ignoranti delle reti" (alcuni ..molti, in realtà) non possono rovinare l'uso dell'e-mail, sia al lavoro sia in casa. Quindi, o glielo si fa capire con i metodi che riteniamo più opportuni (ma con dubbi risultati), o intervengono governi e istituzioni per arginare il fenomeno con leggi ed iniziative ad hoc (meglio, anche se non so perchè questa soluzione non mi tranquillizza affatto), oppure possiamo cercare di aggirare l'ostacolo a modo nostro attendendo che la situazione migliori, comportandoci nel modo più opportuno al fine di limitare l'imbarbarimento della nostra ...mailbox.

   La cosa da fare in tutti i casi è ignorare completamente i servizi e i nomi pubblicizzati tramite spam, anzi se possibile "segnarseli" sulla propria lista nera (se ne avete una, altrimenti il mio consiglio è di crearvela; io ne ho una personale, che non pubblico per ovvi motivi, che a volte mi torna molto utile). Il teorema dello spam è semplice: lo scopo di tutta l'operazione è pubblicizzare un nome, un sito, ecc., e il successo è garantito dal fatto che almeno una piccola percentuale dei lettori cliccherà e lo visiterà. D'altronde mi sembra sia un concetto noto in pubblicità: se il ritorno è calcolabile con una buona precisione l'investimento è fattibile -- se da un milione di messaggi di spam l'azienda ottiene 10.000 visite lo spam è un investimento. Tuttavia, se voi bellamente ve ne fregate lo scopo è completamente fallito. Questo fa infuriare gli spammatori. Inoltre, se voi prendete spunto dallo spam per "ricordarvi" negativamente del servizio o nome pubblicizzato, la cosa avrà prodotto risultati addirittura opposti. Se molti adottassero questo atteggiamento, alla lunga si genererebbe un effetto di questo tipo: per avere 10.000 clic bisognerebbe mandare non più un milione ma 2 milioni di messaggi, e poi 10, 20, 50, ecc. Alla fine sarebbe talmente oneroso e controproducente che smetterebbe di essere scelto come metodo di marketing da chi "tiene" commercialmente al proprio nome.
   La notizia sollevante è che già adesso la tendenza è questa. Molti operatori di Internet, i più oculati ed attenti alle nuove realtà sociali, e la diffusione online di norme e suggerimenti (tra cui, per l'appunto, il noto testo di netiquette, da cui il titolo dell'articolo —vedi riferimenti in seguito) atte a scoraggiare il fenomeno della maleducazione in rete, hanno col tempo creato una base di corresponsabilizzazione nell'utenza. Non rimane che auspicarne una sempre maggiore estensione.


Parte 1 (segue)
Parte 2: Spam, metodi di riconoscimento ed eliminazione


Copyright © 1999 Luciano Giustini, tutti i diritti sono riservati. Questo Articolo di BETA, insieme alla Rivista, è distribuibile secondo i termini e le condizioni della Licenza Pubblica Beta, come specificato nel file LPB.


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